Classificazione e normativa

Sempre di più i pubblici esercizi e le attività commerciali in genere tendono ad allargare   i   propri   spazi   verso   l’esterno per aumentare il business e la clientela.  

 Il dehors, oltre ad allargare lo spazio disponibile, serve per differenziare il locale, creare un ambiente per   favorire   la   socializzazione   e principalmente è un’opportunità   reale   di   crescita perché permette di aumentare il numero di clienti e di conseguenza il guadagno.

Occorre   però   distinguere tra diverse opzioni   che   si   presentano, perché   ci   sono   le   strutture   temporanee   stagionali con   ombrelloni, tavolini e   sedie   che   a   fine   serata   vanno   radunati   e   tolti   dallo   spazio   pubblico e   strutture   chiuse   che possono essere usare tutto l’anno.  

Protagonisti   delle   oasi   di   relax   sono   tende, ombrelloni e gazebo: soluzioni   che   si   collocano a metà   fra   elementi   funzionali   e   complementi   di   arredo   grazie   alle   varianti   e   all’ampia   scelta di materiali   e   tessuti.

Praticamente ogni   locale   sceglie   la   soluzione   più   adatta   e   la personalizza in relazione alle proprie necessità.

La   legge   in   materia   è abbastanza   rigida   e   ogni   Comune   detta   le   “sue”   regole; in   Italia   esistono   oltre quattromila   Comuni che spesso hanno proprie regole.

Il   nostro   è   il   paese dei centri   storici   e   delle   piazze   dove   si   affacciano   edifici   di   pregio   architettonico e anche in questo settore servirebbero regole precise e uniformi.

Cosa prevede la legge

La legge definisce dehors gli spazi di ristoro all’aperto annessi ai locali di pubblico esercizio di somministrazione.

Il Regolamento per l’occupazione di aree pubbliche per spazi di ristoro all’aperto prevede che s’intendono per:

a) arredo urbano tutti gli elementi (ad es. sedie, pedane, tavoli, coperture, illuminazioni, delimitazioni) che possono essere collocati all’esterno degli esercizi pubblici al fine di creare spazi per il ristoro all’aperto;

b) dehors l’insieme degli elementi singoli o aggregati, mobili, smontabili o facilmente rimovibili, posti temporaneamente in modo funzionale ed armonico sul suolo pubblico, o privato ad uso pubblico che costituisce, delimita ed arreda lo spazio per il ristoro all’aperto annesso ad un pubblico esercizio di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico, come definito nella disciplina di settore.

Il dehors deve essere costituito da manufatti caratterizzati da precarietà e facile amovibilità, in quanto diretto a soddisfare esigenze temporanee.

L’occupazione di suolo pubblico richiede preventivamente un’autorizzazione.

Si deve quindi presentare richiesta per il rilascio della concessione all’amministrazione comunale (diversa da Comune a Comune e spesso variabile): tale autorizzazione può essere permanente o temporanea.

Inoltre, l’installazione del dehors su aree pubbliche è soggetta al canone o alla tassa per l’occupazione degli spazi pubblici.

Ma c’è di più: in presenza di vincoli di tutela ambientale e monumentale determinati dall’attuale normativa (legge 22/01/2004 N.42) si devono ottenere preventive autorizzazioni anche da parte della Soprintendenza dei Beni Culturali in particolari per installazioni nei centri storici cittadini.